"News Giampilieri" 72° uscita

 

1° OTTOBRE 2015

di Esmeralda Currò

1 ottobre

 

A sei anni di distanza da quel maledetto 1°ottobre cosa è cambiato?Sicuramente nel paese si sta cercando la via per la rinascita.Sicuramente ognuno di noi vuole che il bel paesino storico solare e radioso torni ai suoi albori.Effettivamente anche se a rilento,i lavori proseguono, (spero finiscano presto)                il paesino si ripopola,tornerà lo stesso di prima?Io spero anche meglio.Quest'anno il 1°ottobre era un giovedì come 6 anni fa, purtroppo ci sono state delle incomprensioni che hanno scaldato un po’ gli animi e portato un po’ di rammarico perchè ha coinciso con la messa di commiato del nostro caro vescovo, ma lo stesso il nostro parroco alle 11 ha fatto rintoccare 37 colpi di campane in memoria delle vittime, alle 12 davanti al monumento ha spiegato a tutti noi cosa significa “fare memoria”.” Fare memoria significa avere l'intelligenza di vivere la propria vita portando dentro di sè quella terribile notte, significa portare dentro il cuore ...i volti...la storia ... la vita...le lacrime di tutte quelle persone che non ci sono più”.Padre Alessandro ci dice che “fare memoria è l'atto più sublime dell'intelligenza umana,perchè ti dà la garanzia di un futuro migliore”.Molto intense le parole del nostro parroco che si rivolge a tutti noi “carissimi amici, non sarà il tempo, nè i giornali, nè una data, nè le polemiche a cancellare tutto il dolore che portiamo dentro”e ci rammenta che “oggi dovrebbe essere per tutti la giornata del silenzio perchè forse di parole in questi sei anni ne abbiamo spese anche troppe”; infine chiede a tutti noi “non roviniamo questo giorno sacrosanto con le nostre beghe, con le nostre inutili parole, se non riusciamo a farlo per noi...facciamolo almeno per loro, le vittime dell'alluvione”.Infine Padre Alessandro ripete i nomi di ognuno di loro e tutti insieme preghiamo per i “nostri” amici che non ci sono più. Anche se la messa in loro suffragio è stata celebrata il giorno dopo, credo che il nostro parroco ha proprio ragione,la nostra mente durante quei rintocchi e durante la preghiera è tornata al "ricordo", perchè nessuno di noi si dimenticherà mai quelle maledettissime ore siano esse ricordate il giorno stesso o il giorno dopo,o il giorno avanti perchè credo che ogni giorno solo nel guardare lo squarcio del nostro paesino ci ritorna tutto alla mente.Quindi io credo che il 1°ottobre 2009 non verrà mai dimenticato da nessuno di noi anzi verrà ricordato sempre in ogni circostanza,in ogni occasione,in ogni giorno.Riposate in pace "amici"nostri non vi dimenticheremo MAI.

                                                 

                                                               

Giampilieri- Lentini: legame inscindibile

di Matteo Cucinotta

giampilieri

Domenica 27 settembre per il nostro paese è stata una giornata diversa.Infatti è stata la giornata del FAI che in collaborazione con l’associazione Archeoclub di Lentini hanno proposto una giornata itinerante per gli abitanti della cittadina aretusea.E’ stata organizzata, quindi, una manifestazione ed un pullman partito da Lentini con moltissimi nostri compaesani, ormai trapiantati da diverse generazioni a Lentini, non si sono fatti scappare l’occasione di tornare e rivedere il nostro paese da dove molti sono partiti ma anche rivedere il paese dei propri genitori.Arrivati circa a metà mattinata, sono stati accolti dagli alunni della nostra scuola, che con molto impegno si sono trasformati in piccoli Ciceroni e hanno accompagnato i turisti in giro per il nostro paese e spiegando i monumenti che sono presenti.A dar loro manforte c’erano le professoresse della scuola media, che hanno dedicato impegno affinchè il tutto si svolgesse nel miglior modo possibile. Alla fine del percorso illustrativo, la comitiva si è ritrovata in Chiesa dove, una volta seduti, ne hanno ammirato le bellezze. Un sovraintendente delle belle arti ha dato dei cenni storici ed artistici precisi e puntuali basati su documenti storici sulla costruzione della chiesa , la sua composizione e le varie sculture sia lignee che marmoree che ornano la nostra chiesa.Alla fine dell’intervento, la parola è passata alla presidentessa dell’Archeoclub di Lentini, la quale ha tenuto a sottolineare il profondo legame che esiste tra il paese aretuseo ed il nostro, un legame che il Dott. Aurelio Pantò aveva dettagliatamente descritto.Infatti egli era stato uno dei fautori di quest’iniziativa, alla quale teneva in modo particolare.Aveva ricostruito con dovizia di particolari il fenomeno del commercio degli agrumi in Sicilia sin dal suo avvento, dagli albori del 1800 con le famiglie inglesi Sanderson e Whitacker che si trasferirono dalla lontana Inghilterra per stabilirsi a Messina e Palermo e seguire i loro affari.Ma il Dottore si era spinto oltre andando a sviscerare il legame che c’è tra i due paesi, dovuto al fatto che ad un certo punto Lentini al pari di altri paesi della piana di Catania, come Scordia, Palagonia e Francoforte, erano diventati un po’ il polo commerciale della Sicilia orientale per il commercio e la trasformazione degli agrumi. Giampilieri, come altri paesi delle vallate erano invece un fiorente mercato di manovalanza, dove vi erano le migliori maestranze in fatto di agrumi.Da qui il fatto che molti di noi paesani partivano per i paesi della piana per fornire manovalanza, forte dell’esperienza accumulata in anni di lavoro sul campo.Quello non ha fatto altro che portare benessere nei due centri in quanto a Lentini e dintorni c’era una serie impressionante di magazzini dediti alla lavorazione degli agrumi, e quindi c’era una forte richiesta del prodotto, sia che fossero arance sia che fossero limoni, di conseguenza anche l’indotto che si era creato era molto prolifero.Sempre dalla ricerca  condotta dal Dott. Pantò erano stati censiti una quarantina di attività industriali, tutti gestiti dai nostri paesani.Di conseguenza per il nostro paese se da un lato lo spostamento della gente nei mesi invernali (da ottobre a maggio) faceva sì che il paese si spopolasse d’inverno, dall’altro lato era un toccasana perché con il ricavato economico della campagna delle arance, la gente alla fine della stagione si portava a casa un discreto gruzzoletto di soldi con il quale poter affrontare i mesi di ferma e magari effettuare qualche operazione economica in attesa di ritornare “A’DDOCAVIA” come usavano dire quando si doveva ritornare a Lentini per affrontare un’altra dura stagione.Tutta questa ricerca corredata da splendide fotografie dell’epoca reperite e conservate con cura maniacale, doveva essere spiegata dal Dott. Aurelio orgoglioso del progetto, ma purtroppo non ha fatto in tempo a spiegarlo.I familiari hanno, quindi, fatto l’onore e l’onere al professore Nicola Rizzo (primario dell’ospedale S.Orsola di Bologna) di spiegare il lavoro svolto dal Dott. Aurelio. Il professore ha accettato molto volentieri la richiesta, visto anche l’amicizia che li legava e con la sua precisione ha svolto il compito a lui assegnato e con dovizia di particolari e fotografie ha fatto capire quale legame c’è ancora oggi tra i due paesi.Al termine è stata letta anche la poesia che aveva composto il Dott. Aurelio su Giampilieri, il paese che portava nel suo cuore e che molto spesso tornava a vivere.I nostri paesani di Lentini sono rimasti in silenzio ad ascoltare le argomentazioni e alla fine in una chiesa gremita sono partiti applausi, sintomo di una piacevole e gradevole occasione per riscoprire le proprie origini.Alla fine della giornata doveva esserci un incontro con i responsabili del Genio Civile per far vedere le opere sin qui costruite, ma purtroppo un disguido dell’ultima  ora ha fatto sì che l’incontro saltasse.Comunque è stata una giornata all’insegna dei ricordi e per scoprire il legame inscindibile di questi due paesi.   

 

 

7^ puntata…l’aumento della TaRi

di Emanuela La Face

 

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La telenovela scritta in questo spazio sembra davvero interminabile ma la cosa inquietante è che non si tratta di un copione immaginario, ma della realtà messinese.

In questi giorni il Consiglio Comunale è stato chiamato a votare l’aumento della tassa sui rifiuti.

Dei 40 consiglieri comunali, eletti dai messinesi, solo in 17 si sono presentati in consiglio e 10 di questi hanno approvato l’aumento della tassa.

Due interrogativi mi assillano:

$11.       Gli altri 23 consiglieri dov’erano il giorno in cui bisognava firmare una delle tante delibere importanti per la nostra città?

Perché preferiscono assentarsi piuttosto che esprimere un voto, favorevole o contrario, qualunque esso sia?

Eleggendoli, abbiamo dato loro un mandato importante, quello di RAPPRESENTARCI. Dovrebbero essere i nostri portavoce, dovrebbero aver capito che siamo stufi di veder aumentare le tasse senza alcun motivo. Ed invece preferiscono rimanere seduti nelle loro poltrone piuttosto che fare il loro dovere. Tra l’altro nessuno gliel’ha imposto, ma si sono liberamente candidati e hanno preso dei voti da coloro che credevano che qualcosa potesse davvero cambiare in questo schifo di città.

E fa ancora più rabbia la giustificazione per la loro assenza: il raggiungimento della soglia mensile degli oneri riflessi.  In parole più semplici: la seduta non gli sarebbe stata pagata in quanto hanno superato il tetto massimo mensile previsto per chi svolge un lavoro da dipendente pubblico.

$12.      In questi mesi abbiamo toccato il fondo con la raccolta e smaltimento dei rifiuti.

La vicina discarica di Mazzarà S.Andrea è stata sequestrata dalla magistratura, quindi siamo costretti a conferire i nostri rifiuti a Motta S. Anastasia con un aumento del costo del servizio. Questo giustifica l’aumento della tassa, ma che poi il centro e la periferia è invasa da “munnizza”, topi, blatte e la puzza malsana, poco importa. La tassa deve aumentare e noi, popolo di pecoroni, dobbiamo pagare un servizio inefficiente e del tutto assente.

Ma all’incremento della tassa non deve corrispondere l’aumento dei livelli di qualità del servizio?

Ma già vero…non vivo nella mia meravigliosa città “Utopia” ma in una città caduta sempre più in basso!

     Foto dell’altro secolo

a cura di Matteo Cucinotta

foto dell'altro secolo

                                                                                Correva l’anno 1958 e da questa foto sbiadita si scorge una vista speciale: la Via Trave dalle Grazie.

             Ringraziamo il Sign. Giuseppe Muscarà per il contributo.

 

 

I consigli di Mary

Come pulire con efficacia i pavimenti in marmo.

i consigli di mary

Il marmo, a dispetto delle apparenze, è estremamente delicato e non va mai lavato con detergenti a base di candeggina o ammoniaca, che a lungo andare possono danneggiare il pavimento e fargli perdere la sua naturale lucentezza. La cosa migliore, infatti, è utilizzare un detergente neutro, come il comunissimo sapone di marsiglia.

Si tratta di un ottimo sgrassante, dona brillantezza alle superfici ed è anche un potente antibatterico, dettaglio di non poco conto soprattutto se si vive con un amico a 4 zampe, o con bambini piccoli che iniziano a gironzolare per la casa.

Per pulire i pavimenti in marmo è preferibile usare una miscela fatta con 1 pezzettino di sapone di marsiglia in 3 litri d’acqua, 10 cucchiai di alcol e 2 di bicarbonato, mentre lo straccio deve essere in microfibra, da passare a terra sempre ben strizzato. La stessa regola vale se il marmo appare opaco e ruvido, evenienza che capita spesso quando vengono usati prodotti chimici multiuso non appropriati o particolarmente aggressivi come appunto, l’ammoniaca o la candeggina. Non a caso le sostanze acide sono i nemici numero uno del marmo.

Se il marmo si presenta macchiato esiste un vecchio trucco: il gesso. Basta bagnarlo con poca acqua, fino a quando non diventa una crema liquida, poi va applicato sul pavimento o la zona in cui è macchiato. Si lascia in posa per mezz’ora, dopodiché si passa la scopa per spazzare via la polvere in eccesso, e si lava esclusivamente con il sapone di marsiglia, un pezzettino da sciogliere nell’acqua. Il risultato vi sorprenderà.

 

Giampilieri a tavola…a cura di Esmeralda Currò

Il tiramisù

ricetta

mascarpone

-500 grammi di savoiardi

-200 grammi di zucchero

-6 uova

- 12 tazzine di caffè

- 1 bicchiere di vermouth

- cacao amaro in polvere.

Preparazione:

Prendete una moka e cominciate a preparare il caffè. Versatelo in un piatto fondo ma sufficientemente largo. Aggiungete un pizzico di zucchero e il bicchiere di vermouth e lasciatelo raffreddare.Per la crema del tiramisù, prendete le uova e separate i tuorli dagli albumi. Mettete i tuorli in una ciotola e uniteli a 250 grammi di zucchero. Sbattete bene, finché il composto non diventa chiaro e omogeneo, senza grumi.Prendete un altro contenitore e metteteci dentro il mascarpone.Con una frusta elettrica amalgamate lo zucchero e i tuorli che avete preparato prima.Ora, da un’altra parte montate gli albumi a neve e aggiungeteci gli altri 250 grammi di zucchero. Una volta fatto questo, aggiungeteli al composto di mascarpone, tuorli e zucchero.Inzuppate i savoiardi, a uno a uno, nel caffè zuccherato e un po’ alcoolico, e disponeteli nella pirofila uno accanto all’altro sopra la crema. Continuate così e arrivate fino a 4-5 strati.Coprite tutto con un bel po’ di crema. In cima spolverate con il cacao amaro in polvere.Mettete il tiramisù in frigo e lasciatelo raffreddare per circa tre ore. Sarà poi pronto per essere impiattato, magari con delle fragoline a decoro, e gustato dai vostri ospiti. Il successo è assicurato!Una variante è l’aggiunta di scaglie di cioccolato fondente nella crema, che rendono la consistenza del dolce più originale.

 

Scatti d’epoca…a cura di Matteo Cucinotta

Sapresti riconoscere questi bambini

che si divertivano come matti

alle feste di compleanno?

chi sono

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